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​JOEL EMBIID

Joel-Embiid-1La stella dei Philadelphia 76Ers è il nuovo volto di Under Armour. Il centro camerunense ha lasciato Adidas per la Casa di Baltimora e lo ha fatto con un comunicato emozionante.

​JOEL EMBIID IS IN THE HOUSE!

La stella dei Philadelphia 76Ers è il nuovo volto di Under Armour. Il centro camerunense ha lasciato Adidas per la Casa di Baltimora e lo ha fatto con un comunicato emozionante.Enter heading here...

Probabilmente è, ad oggi, il miglior centro dell'intera Lega, il punto focale insieme a Ben Simmons su cui si sta basando la ricostruzione dei Sixers.

La sua completezza, la sua enorme visione di gioco rapportata al suo ruolo, la sua attitudine sia offensiva che soprattutto difensiva e l'agilità che lo contraddistingue nonostante la mole (213cm x 113kg) lo hanno reso uno dei giocatori più in vista e considerati dell'NBA.

Fino alla scorsa stagione era uno dei "Young Talent" a cui Adidas si era affidata per contrastare sempre di più il dominio di Nike nel mercato basket World, ma quest'anno ha svestito i panni della casa tedesca per vestire quelli di Under Armour che si sta sempre più guadagnando enormi fette di mercato e lo ha fatto con un comunicato nel quale ha raccontato come è diventato Joel Embiid.

"Tutto questo riguarda qualcosa che va oltre delle semplici scarpe. Tutto questo va oltre la pallacanestro.

Oggi mi unisco alla famiglia Under Armour, ma per adesso non sto provando a vendere un paio di scarpe. Lasciatemi raccontare una breve storia. Concedetemi 10 minuti e vi prometto che ne varrà la pena. Potrei mai mentirvi? 
Per questa storia dobbiamo tornare indietro al 2011 in Camerun. Avete presente come fanno i flashback nei film? Ecco immaginatelo così, le immagini scorrono indietro…

YAONDE', NORD DEL CAMERUN, 2011.

Una fotografia aerea del paese, poi la ripresa lentamente si stringe sulle strade. Un giovane Joel ha 16 anni. Maledettamente magro. Senza arte ne parte. Con una camicia a maniche corte che gli casca male addosso mentre torna a casa dall'allenamento di volley. No, in realtà, sto correndo a casa dall'allenamento di volley perché mia madre mi concedeva solo un quarto d'ora per tornare a casa e lanciarmi sul libro di matematica. Quindi immaginatemi di corsa.

Ci siete? Questa è la scena.

Il giorno dopo la mia vita stava per cambiare. Non avevo mai giocato a basket in tutta la mia vita. Mai. Tutte le volte che mia madre usciva di casa per andare a comprare qualcosa al negozio, uscivo furtivamente e andavo al parco per fare qualche tiro. Niente di più. Ma visto che ero così alto, questo coach mi scoprì e mi invitò al camp di Luc Mbah a Moute. Davvero una grande chance qui in Camerun. Il camp sarebbe iniziato il giorno dopo, la vera occasione di una vita, vero?

Credevo in me stesso e nei miei sogni. Sapevo che andando in quel camp avrei potuto un giorno giocare in NBA. Davvero, ci credevo. Sapevo era destino …

Nooo, vi sto prendendo per il c…o. Non credevo assolutamente in me stesso. Questo coach venne da me, lanciandomi parole confuse come 

"Tu vai a questo camp e poi puoi essere selezionato per il Basketball Without Borders in Sud Africa ed essere eleggibile per giocare negli USA".

Io lo guardavo incredulo "USA? Io non so nemmeno palleggiare, mister".

Ero talmente terrorizzato di presentarmi al camp per essere deriso da tutti che decisi di non andare. Mia madre era in viaggio in Francia per andare a trovare il resto della famiglia, mio padre lavorava, non avevo un cellulare e nessuno poteva reperirmi. Avevo la chance della vita e decisi di stare a casa tutto il giorno con Arthur, mio fratello più piccolo a giocare a Fifa. La cosa brutta era che si trattava nemmeno del nuovo Fifa e non era nemmeno la nuova Play Station. Avevamo ancora la Play Station 2.

Art era il prediletto di mia madre, la passava sempre liscia, ma con lei in viaggio, questa era la mia occasione di rilassarmi senza dover passare 20 ore sui libri. Così infierì su mio fratello tutto il giorno con il Real Madrid. Tutto il giorno. Il mio sogno NBA stava svanendo, ma stavo giocando alla Play Station, mi divertivo.

Poi mio padre tornò a casa.

Uno dei coach lo aveva chiamato e gli aveva detto che non mi ero presentato al camp. Mio padre era un militare e non un militare semplice, ma un generale. Era la tipica persona che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce con noi, bastava uno sguardo e ti sembrava di toccare il Paradiso. Con lui non si scherzava.

Quindi il giorno dopo, non avevo possibilità di scelta. Dovevo andare al camp a farmi deridere, anche se i coaches pensavano che non mi sarei presentato di nuovo, perciò vennero a casa la mattina seguente e mi scortarono fino al camp. Mi scortarono letteralmente. Questa storia è vera. Mi ricordo che pensavo "Come mai a questi ragazzi importa tanto che io vada al camp? Tanto sarò un disastro."

Ma poi…Non so… Non ero così terribile. Il primo giorno schiacciai. Non una di quelle schiacciate alla Jordan, non volai in cielo tra le nuvole e nemmeno niente di simile. A malapena saltai, ma schiacciai in faccia ad altri ragazzi del camp e tutti erano esaltati.

Non capii che la mia vita, quel giorno, stava per cambiare. Io volevo andare a casa a giocare a Fifa. Ma fui notato e fui invitato ad andare in Sud Africa al Basketball Without Borders. Anche lì andò bene e venni preso per andare a giocare all'High School. Sembrava tutto confuso, come se stesse capitando tutto in pochissimo tempo, ed effettivamente era davvero così.

Passai dal Camerun ai Sixers in soli 3 anni, senza i miei genitori e senza quegli allenatori che credevano sarei diventato qualcuno, sarei ancora sul divano a giocare alla Play con mio fratello. Fosse dipeso da me non avrei mai realizzato il mio sogno. Accadde tutto rapidamente, lasciai il Camerun e non ci tornai per 3 anni.

Mi lasciai tutto alle spalle e la cosa più strana è che, nonostante giocai per Kansas City prima di essere scelto dai Philadelphia 76Ers, la mia famiglia non era euforica. In Camerun è diverso. I miei genitori mi volevano medico. Erano fieri di me, ma non gliene fregava dell'NBA. Arthur invece era contentissimo. Iniziò a seguire le mie orme sognando di raggiungermi in America.

Fummo tanto fortunati. Non eravamo ricchi, ma non ci è mai mancato nulla. Negli isolati attorno a noi molta gente faceva fatica, alcuni bambini come noi non avevano nulla. Ogni volta che chiamavo mio padre mi raccontava che Arthur regalava le nostre cose ai vicini più bisognosi. Piccole cose, cibo e vestiti, ciò di cui necessitavano. Amava condividere con gli altri.

Tanto per capirci, aveva solo 13 anni. A quell'età di solito si cerca solo di apparire e piacere agli altri. Lui era diverso dagli altri. Cercava di far stare bene tutti. Quanti bambini si comportano così? Ero davvero fiero di lui e sapevo quanto lui lo fosse di me.

Arthur non è rimasto in questo mondo per molto. Pochi mesi dopo il Draft, rimase vittima di un incidente mentre tornava a casa e morì. Da quell'istante la mia vita cambiò. Fu un periodo infernale per me, ero lontano da casa da tanto tempo.

Dopo la sua morte mi sono detto che tutto il mio percorso sarebbe dovuto andare oltre al basket. Ho avuto questa occasione di venire in America ma ciò che mio fratello stava facendo a casa era aiutare le persone.

Quando incontrai Under Armour la prima cosa di cui parlammo fu di come questo accordo potesse riguardare ben più di una signature line o del basket stesso. Volevo aiutare le persone. È folle… Sono tornato in Sud Africa questa estate e tutti i ragazzini mi guardavano e, voglio dire… 7 anni fa, io ero come loro! Loro erano esattamente come me, capite ciò che voglio dire? Alcuni di quei ragazzi li potevi capire dallo sguardo. Potevi vedere il dolore, la sofferenza di ogni giorno. La vita non è facile, non lo dimenticherò mai… Eravamo in visita ad un orfanotrofio della città e, un giorno un bambino mi fissava senza dire nulla.

Poi mi corse incontro, mi saltò in braccio e mi abbracciò, come se fossi suo padre. E' stato incredibile, questi bambini non hanno niente, solo tanto amore. Hanno così tanto da dare al mondo.

Il basket mi ha dato tutto, ma il mio lavoro deve andare oltre. Questa è stata la prima cosa che ho detto ad Under Armour e loro erano con me al 100%. Tutto ciò non riguarda un accordo per le scarpe. Sono certo che disegneranno un paio di scarpe belle almeno quanto me. Questo accordo sarà stupefacente.

Ma questo va molto oltre. Voglio sfruttare questa partnership per fare qualcosa di concreto, voglio rendere orgoglioso mio fratello e voglio cominciare a farlo a Philadelphia.

Quando vieni in America dall'Africa ti aspetti che tutto sia perfetto. Ti aspetti che tutti abbiano una vit tranquilla, ma quando sono arrivato a Phila mi sono accorto della tanta sofferenza e povertà.

Questa città mi ha sopportato nonostante gli infortuni. Per anni. Onestamente, quando sono rientrato dopo 2 anni, pensavo che sarei stato fischiato uscito dal tunnel.

Non accadde. E quando segnai il primo canestro l'intero palazzetto festeggiò per me. Questo mi aiutò moltissimo. Si dicono cose assurde su Philadelphia, ed alcune sono vere, ma la città mi ha sopportato dal primo giorno (OK, forse dal secondo).

Voi tutti avete creduto nella mia crescita. Mi avete sostenuto. Ora devo restituire qualcosa indietro. Lavorerò per fare grandi cose con Under Armour. Ho molte sorprese per Philadelphia e per il resto del mondo.

La sqUAdra è pronta! Stay tuned… Tutto ciò andrà oltre il solo Basket. Potrei mai mentirvi?"

Joel Embiid.

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Sabato, 20 Aprile 2019
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